Podere 1413
Testimonianza autentica del Ventennio

 

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Durante il Ventennio fascista l´Italia ha sollevato rivendicazioni territoriali che sono arrivate ben oltre i confini d`Europa. Eppure il paese stesso offriva spazio sufficiente per vivere. Era così grande che non solo si poteva bandire oppositori indesiderti, ma gli affiliati più meritevoli del partito potevano colonizzare territori entro i confini nazionali.  

 

Romanzi famosi raccontano dell‘esilo e della colonizzazione. Carlo Levi ha fornito con il suo „Cristo si è fermato a Eboli" già nel 1945 un esempio eloquente della vita al confino. Antonio Pennacchi invece ha recentemente trattato nella sua raccolta epocale „Canale Mussolini“ la storia della colonizzazione. La bonifica pontina rappresenta uno dei capitoli più avvincenti nella recente storia italiana. Sulla base della bonifica delle paludi pontine e il popolamento seguente, Pennacchi illustra il cambiamento di questo paesaggio già descritto nell`antichità. In questo contesto si deve tenere in considerazione quanto fossero allora estranee tra loro quelle parti della Penisola che oggi sono denominate Regioni. Le grandi differenze linguistiche, culturali e economiche che separavano gli abitanti, apparivano insuperabili. In effetti nel Ventennio la gente si è - più o meno volutamente - avvicinata.

Chi si occupa di urbanistica e della storia dell`architettura di questo tempo si imbatte velocamente nelle nuove cittadine Littoria (oggi Latina), Sabaudia, Pontina, Aprilia e Pomezia che sono state fondate negli anni `30. In un tempo incredibilmente breve, durante la bonifica agraria, sono state progettate ed edificate. Qualità differenti caratterizzano fino ad oggi la loro architettura e immagine. Molti edifici sono ancora conservati nello stato originale e sono regolarmente in uso. Nella Sala Grande dell‘ex Palazzo del Governo a Latina l‘affresco La Redenzione dell´Agro Pontino di Duilio Cambelotti testimonia la propaganda chiassosa e a tinte forti che ha accompagnato la grande opera sin dall`inizio.

 

 

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La Redenzione dell´Agro Pontino
Duilio Cambelotti, dettaglio

 

Dal 1927 al 1939 sono state bonificate le ultime paludi dalla malaria con una grande azione di forza, il paese è stato cartografato e la terra preparata per l`agricoltura; il motto della grande opera era:“La Battaglia del grano“. L`Italia si sarebbe così liberata dalla carenza di cereali, dall`urgenza alimentare e dal consequente gravoso deficit commerciale. Sulla terra nuova vinta alle paludi si sono insediate le famiglie dei reduci meritevoli dell` Emilia Romagna e il Veneto come ai tempi dei romani. Benito Mussolini ha mantenuto una promessa che il re aveva fatto ai suoi soldati per la loro pesante missione militare. La bonifica agraria è stata organizzata dall´ONC, un ente assistenziale fondato nel 1918 dai delusi reduci dal fronte. Le tre lettere stanno per Opera Nazionale Combattenti. L`ente e il partito fascista hanno rapidamente unito il loro raggio d‘azione.
 
Decisamente meno note delle città agricole neofondate sono le piccole unità urbanistiche di insediamento: i Poderi. Piccole fattorie erette dall`ONC per i nuovi coloni a distanza regolare. Costituivano dei veri e propri nuclei della colonizzazione. Antonio Pennacchi li ha descritti nel suo romanzo:

 

I poderi – ossia i casali – erano tutti celesti. A due piani. Col tetto a due falde e capriate di legno. Tegole rosse alle marsigliese. Grondaie per la raccolta dell`acqua e discedenti. Sopra il tetto il comignolo grosso – tondo – in cremento prefabbricato, uguale per tutti. Le finestre nuove di zecca erano verniciate di verde e non avevano persiane ma, all`esterno, zanzariere – reti metalliche a miglia finissima che impedivano l`accesso agli insetti – poi i vetri e dietro, all`interno, gli „scuri“ di legno verniciati chiari, pannelli che richiusi non lasciavano filtrare la luce. ¹

 

 

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Piano Podere


Nonostante l‘ambizione di progresso tanto decantata della ONC, in casa non c`era né elettricità, né acqua corrente e nemmeno i bagni. Le difficoltà iniziali erano enormi e il piano agrario alla base del progetto era tutt‘altro che di successo. I terreni non erano sempre adatti per la coltivazione di cereali, i coloni non erano abbastanza qualificati per il lavoro dei campi. Il disboscamento totale portò all´erosione e il vento causò ingenti danni alle costruzioni.  

Dopo lo sbarco delle forze alleate ad Anzio e Nettuno il 22 gennaio 1944 tutto l‘ agro pontino si trasformò in un campo di battaglia in cui combatterono tedeschi, italiani e alleati in una sorta di guerra di posizione per molte settimane che vanificò faticosi anni di lavoro agricolo. Dopo la guerra si è sviluppato un forte orientamento industriale e il turismo. Le sovvenzioni statali hanno favorito una crescita urbanistica incontrollata di molte località.



Dal punto di vista urbanistico, la griglia perpendicolare di canali e strade, che sono il tratto distintivo di quasi tutte le colonie a partire da Ippodamo, caratterizza il paesaggio della Pianura Pontina fino a oggi. La griglia forma uno schema di assi urbanistici lungo il quale si orientano ancora le edificazioni. Invece è quasi sparito il tipo originario di Podere. Mettendosi alla ricerca delle tracce rimaste si capisce velocemente che delle originarie 3.500 case quasi nessuna è più conservata.

 

 

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Podere 1413 sulla Migliara 48
Stato 2013

 

Come spesso succede, sono gli angoli isolati e le strade laterali i luoghi in cui si mantiene più a lungo il preesistente. Nascosto dalla vegetazione tra Terracina e Latina si può scoprire uno dei pochi poderi rimasti: il Podere 1413 sulla Migliara 48, vicino alla Via Appia. Visibilmente invecchiato, però quasi inalterato nella sua struttura originaria, sembra essere sopravissuto relativamente senza danno alle decadi successive alla guerra. È certamente uno dei pochi – se non l´ultimo - edifici originali della bonifica pontina. Le grandi lettere e le cifre in rilievo spiccano sulle mura esterne e contraddistinguono questa costruzione come creatura del Ventennio. Significativamente non venivano assegnati nomi né ai poderi e nemmeno alle strade, che venivano invece solo numerati. Di originale, oltre al numero 1413,  l’edificio ha ancora il colore azzurro delle pareti esterne. Si credeva infatti che questo colore tenesse lontana la zanzara anofeles e con essa la malaria mortale.


11 ∕ 2013
Robert Rechenauer

 

Versione italiana a cura di Monica Togni
 
 

Fotografie
Robert Rechenauer

Bibliografia
Bodenschatz Harald (Hg.), Städtebau für Mussolini - Auf der Suche nach der neuen Stadt im faschistischen Italien, DOM publishers Berlin 2011
Gilmour David, Auf der Suche nach Italien - Eine Geschichte der Menschen, Städte und Regionen von der Antike bis zur Gegenwart, Klett-Cotta, Stuttgart 2013
Grossi Venceslao, Il Territorio di Carta, La trasformazione della struttura storica territorale di Terracina e dall´area pontina attraverso la cartografia storica, Comune di Terracina 1997
Lampugnani Vittorio Magnago, Die Stadt im 20. Jahrhundert - Visionen, Entwürfe, Gebautes, Verlag Klaus Wagenbach, Berlin 2010
Levi Carlo, Christo si è fermato a Eboli, Arnoldo Mondadori 1985
¹  Pennacchi Antonio, Canale Mussolini, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A. Milano 2010 
Istituto di Studi Romani (Editore), La Bonifica delle Paludi Pontine, Casa Roma 1935
Rossetti Vincenzo, Dalle paludi a Littoria, Diario di un medico 1926-1936, Polombi Editori Roma 2002
Regione Lazio ∕ Ministero per i Beni e le Attività Culturali ∕ Touring Club Italiano, Metafisica Costruita, Le Cttà di fondazione degli anni Trenta dall`Italia all`Oltremare, Touring Editore Milano 2002